apr
05

Malesia con acqua…grazie!

(Stefano) Un cielo carico di pioggia si stende sopra di noi. Non faccciamo a tempo a salire in moto che si scatena un diluvio. Aspettiamo qualche ora e finalmente arriviamo al confine. Sempre più lontani!
Dopo aver effettuato tutti i timbri ed i controlli in dogana in pochi minuti, scattiamo un paio di foto all’entrata in Malesia e pochi km dopo la pioggia si ripropone nuovamente. Questa volta molto più forte.

Siamo intenzionati a raggiungere Georgetown sull’isola di Penang e proseguiamo con la speranza che la pioggia diminuisca col passare dei km. Ovviamente questo non accade, e la pioggia si trasforma in un vero e proprio temporale. Mancano 100 km e ormai l’acqua ci entra da tutte le parti, fino alle mutande e non vediamo l’ora di arrivare per poterci cambiare. Guidiamo prudentemente, la strada è una pozzanghera unica, e con tutti i mezzi pesanti che ci sfecciano a fianco incuranti della nostra minuscola presenza per sorpassarci, non è semplice. Pochissime volte nell’arco di questi 8 mesi abbiamo guidato in situazioni come questa proprio per evitare pericoli, ma a volte risulta necessario. Piano piano avanziamo e finalmente a circa 20 km dalla città ci carichiamo di entusiasmo per la giornata quasi giunta al termine…esatto, quasi. Non potevamo arrivare semplicemente come tutti. Ci ritroviamo in una situazione totalmente comica e stupida allo stesso tempo.
Casello stradale…niente soldi locali….coda in costante crescita dietro di noi.
Queste le immagini che più rendono l’idea.
Non avevamo cambiato i soldi siccome avevamo abbastanza benzina per tutta la giornata e non avevamo pensato che per attraversare il gigantesco ponte che collega la terra ferma fino all’isola lungo 14 km bisognasse pagare, dato che lungo tutta la strada percorsa le moto e motorini passavano gratis.
La ragazza nel gabbiotto non parla inglese, piove e a gesti mi fa capire che non sono accettate nemeno le carte per il pagamento.
Non abbiamo soldi e la imploro di farci passare, e di chiudere un’occhio su un biglietto che per entrembe costa meno di 50 centesimi di euro. Lei non demorde e chiude la finestrella per ripararsi dall’acqua, mentre noi completamente zuppi ci guardiamo e ci chiediamo come fare. La fila dietro di noi aumenta e non abbiamo ne il modo ne la possibilità di tornare indietro o aggirare il casello da altre strade, magari per trovare un bancomat.
Come due pulcini sotto l’acqua cerchiamo una soluzione che ci possa togliere da questa figuraccia, quando dal nulla un tizio col mtorino ed un pacco enorme dietro di lui si accosta a Miss e dopo avergli capito il problema, spegne il motore, scende, viene da me, mi saluta e con un sorriso enorme mi dice:”NO PROBLEM!!!”.
Richiamo la ragazza, ci paga il biglietto e passiamo.
Il nostro benefattore è un signore sulla cinquantina, allegro e con tanta vitalità. Non solo non pretende i soldi indietro, ma ci ringrazia per essere in visita nel suo paese. Dopo due parole ci invita a casa sua, ma non siamo nelle condizioni migliori e senza essere maleducati gli diciamo di no. Lui ci sorride, capisce e ci lascia andare, dopo averci scortato e fatto strada lungo tutto l’attraversamento del ponte indicandoci la strada per il centro e salutandoci come se fossimo stati amici da sempre al momento di dividersi.
Come sempre ci è capitato, qualcuno è venuto in nostro soccorso in modo molto naturale ed ogni volta capiamo cosa dovremmo realmente imparare nella vita. Pochi e semplici gesti!
Finalmente, dopo la ricerca del posto per dormire, la nostra giornata si conclude. Trascorriamo qualche giorno a Gergetown in compagnia di un simpaticisssimo e vivacissimo signore di nome Achille.

Settantenne di corpo ma con un’energia inesauribile di un ragazzino Achille dopo aver raggiunto la pensione ha iniziato a girare il Mondo da solo col suo zaino in spalla e la sua voglia di scoprire. Il tempo non è dei mogliori, riusciamo a fare poco sull’isola. Decidiamo di muoverci e di raggiungere Kuala Lumpur ed un caro amico che come noi in viaggio dall’Italia con la sua moto è diretto in Australia, Massimiliano. Ci eravamo sfiorati in India qualche mese prima ma per diversi motivi non siamo riusciti ad incontrarci. Ora si trova nella capitale Malese, preso dai preparativi per la spedizione.
Anche in questa tappa non riusciamo a restare asciutti.
Come nel film “Forrest Gump”, anche noi abbiamo preso pioggia di tutte le forme possibili. Passiamo mezzo pomeriggio al riparo, se così si può dire, sotto un ponte, ritrovandoci in compagnia di tutti quei disgaziati che come noi guidano una moto o un motorino e si sono fermati per ripararsi dal temporale. La pioggia non fa che aumentare ed in poco tempo copre il manto stradale con centimetri numerosi di acqua. Anche se al riparo il vento ed i mezzi pesanti che passano ci bagnano senza pietà…vere e proprie ondate di acqua ci annaffiano per bene. Il tempo passa e la pioggia non diminuisce. Non vogliamo dormire sotto l’aqua e sull’autostrada. Altra soluzione non c’è. Ripartiamo e ci mettiamo alla guida. Arriviamo a Kuala Lumpur oltre la mezzanotte, e l’unico posto che troviamo per dormire ci costa caro! La mattina seguente troviamo una guest house pulita, col parcheggio ed un buon prezzo. Nei giorni successivi visitiamo la città, che non troviamo molto interessante, incontriamo il nostro amico Massimiliano e speriamo in qualche giorno di sole, dato che la stagione delle piogge a quanto pare sembra essersi prolungata fino a marzo, più del solito quest’anno.

Nonostante tutto la pioggia ci permette di riflettere e ragionare sul da farsi. Prendiamo importanti decisioni in questi giorni.
Dopo aver scartato l’idea di attraversare l’indonesia in moto, dato i costi e l’insufficienza di soldi che ce lo permettano, di spostarci in altre parti della Malesia dato il cattivo tempo e preferire l’Australia come luogo dove risanare le finanze, non aspettiamo altro tempo e tutti insieme organizziamo biglietti e spedizione aerea per la terra dei canguri.

Passiamo una settimana a organizzare il tutto, ma più di ogni altra cosa due giorni per la pulizia alle moto per la terribile ispezione australiana di cui abbiamo tanto sentito parlare. Abbiamo letteralmente smontato le moto come mai abbiamo fatto prima pulendo ogni singlo dado o filo presente.

Pronti all’imballaggio andiamo al cargo e con tanta pazienza prepariamo le moto, già tanti rotoli di pellicola ed una piastra di alluminio come base ci mettono in agitazione su come potranno arrivare indenne. Ma non ci perdiamo d’animo, siamo allegri ed eccitati.
Ci aspetta un grande salto….

Guarda i video:
Kawasaki KLE 500 world tour/ Malesia
Viaggio in moto nel Mondo
Viaggio in Malesia: Percorrendo in due world tour

apr
01

“Vedere per credere”

(Stefano) In una settimana raggiungiamo il confine con la Malessia. Non abbiamo fatto alro che guidare e non ne possiamo più. La tattica di fermarsi a chiedere ospitalità ai monaci budddisti dei templi lungo la strada è una buona scusa per farrsi una doccia e dormire con la tenda gratuitamente. Abbiamo percorso una strada noiosa e senza attrazioni per le quali valesse la pena fermarsi. L’unica e l’ultima originalità Thailandese ce la regala una piccola cittadina, Samut Songkhram. Ci arriviamo nel pomeriggio, non c’è l’ombra di turisti, le bancarelle che servono diverse tipologie di piatti tipici stanno iniziando la loro serata e ci sembra un bel posticino dove fermarsi per dormire in un letto “decente”. Grazie all’ospitalità della gente troviamo una stanza molto ben tenuta per tre dollari e parcheggiamo le moto al’interno dello stabile. Fa un caldo pazzesco ed anche dopo una doccia ghiacciata non possiamo evitare di sudare non appena usciamo fuori dalla portata del ventilatore, che se pur mezzo scassato e lentissimo anche se alla massima velocità, aiuta a tenerci freschi.
Con qualche altro dollaro ceniamo benissimo alle bancarelle lungo la via principale con una zuppa di noodles e del maiale croccantissimo e molto gustoso. La mattina seguente mentre facciamo colazione notiamo un mercato. Niente di starno e diverso da centinaia di altri mercati che abbiamo visto lungo il nostro Viaggio, se non fosse che è disposto su delle rotaie. Le ceste, la merce, le persone ed i tendoni che coprono tutta la via ci fanno pensare ad una vecchia linea in disuso. Invece no!
Stiamo bevendo una tazza di latte e caffè mentre in lontananza udiamo il rumore di un treno. Non è possibile, pensiamo. Il fischio del treno ripetuto per tre volte ci mette nella situazione di chiederci dove sia questo treno. Esattamente in fondo a questo mercato!!

Già, in men che non si dica, come delle formiche in preda ad un’allarme che minacccia il loro formicaio, tutti iniziano freneticamente a spostare tutto. Siamo esattamente davanti a questo scenario mai visto prima, qualcosa di assolutamente unico.

Lo stretto necessario come i tendoni, parte della merce per terra e le persone indietreggiano pochi seconi prima che il treno passi. E’ una scena che ci lascia di stucco, il treno corre sopre le rotaie dove pochi secondi prima esisteva un mercato in piena attività.
La cosa ancora più scioccante è il modo in cui il mercato rientra in attività al passare del treno. In meno di una manciata di secondi, tutto viene riposizionato dov’era e tutti riprendono dal punto che aveano lasciato un’istante dopo il passaggio del treno. I mercanti sono talmente abituati, che avviene regolarrmente ogni 25 minuti 7 giorni su 7, che nessuno fa più caso alla pericolosità di tutto questo.

Partiamo intenzionati a percorrere i 350 km necessari a raggiungere Georgetown accompagnati da un cielo magnifico che cambia colori in modo totalmente innaturale ed il tempo che sembra non promettere niente di buono, nonostante tutto la stagione delle piogge dovrebbe essere appena finita…..

..IN TEORIA!!

mar
28

Vietnam, Cambogia..sarà per la prossima volta

(Stefano) Dopo qualche istante di panico, riprendiamo il controllo, parcheggiamo la moto fuori dalla strada e ci guardiamo attorno. Il nulla!!!

-“E adesso?”
Nessuno a parte noi. Nel mezzo di una zona completamente disabitata, per la prima volta durante tutti questi mesi di viaggio, il peggio è arrivato!
Cerchiamo di capire cosa possa essere successo. Spiego a Miss tutto ciò che ho fatto dal momento che sono ripartito, ma non troviamo una buona motivazione. Dopo circa un’ora riproviamo a far ripartire la moto per verificare che non si sia trattato di una situazione momentanea.
Tutto vero!! Il rumore parte non appena accendo la moto. Spengo subito per non allargare il danno.
Ancora nessuno sulla strada.
Vientiane, la capitale del Laos, dista circa 360 km. Immaginiamo di poter trovare un modo per ripararla li.
Si, ma come arrivarci? Lasciare la moto ed andare insieme con l’altra, per poi tornare quanto prima con un furgone o qualcosa di simile? Restare a dormire con la tenda aspettando che passsi qualcuno? E se non passasse nessuno? Dopo qualche ora, finalmente qualcuno guarda dal cielo. Troviamo un signore che ci accompagni, caricando entrambe le moto sul suo furgoncino 4×4, fino alla capitale. Certamente non gratis. Riusciamo a concordare un prezzo prima che si scocci e cambi idea, 300 $!!! Ma non possiamo fare altro che accettare. In modo rudimentale riusciamo a caricarle e legarle al meglio le moto e partiamo.
Come se non bastasse ad un tratto il tizio cambia strada, imbocca una via peggiore di quella che stavamo già percorrendo e dopo qualche km, si ferma, scende ed apre la portiera dal lato di Miss invitandola ad uscire dal furgoncino. Pensiamo al peggio, che ci voglia rubare le moto. Dopodichè fa lo stesso con me, entra per metà nel veicolo ed alza il sedile dove stavamo seduti.

Che cosa tira fuori? Una grossa chiave inglese con cui si mette a smontare il filtro dell’aria sotto al veicolo. Già, perché? Ci fa capire che dobbiamo attraversare un fiume. Ma la strada non era quella, secondo noi.
Non capiamo. Riusciamo a decifrare quello che vuole dirci, ovvero, che la via principale è impraticabile, siccome il guado da attraversare è davvero alto e il veicolo si fermerebbe nel mezzo. Ci fidiamo, non possiamo fare altro. Attraversiamo in fine tre fiumi, uno peggio dell’altro, con il cuore in gola per lo sballottamento delle moto, ma allo stesso tempo ecccitati come se fossimo in un tour organizzato in mezzo alla giungla. Lentamente ritorniamo sulla via che avevamo lasciato.
Arriviamo alle due del mattino. Fatichiamo a trovare un posto dove dormire e scarichiamo le moto in modo davvero originale. Usiamo una sorta di gradinata composta di copertoni vecchi trovati per la strada e dopo aver fatto il giocoliere, finalmente le parcheggio e salutiamo il signore.
Fortuna vuole che prima di andare a letto riusciamo a parlare con Saverio, un caro amico che già in passato, come tanti altri del Forum KLE Italia, ci hanno aiutato e supportato, dandoci preziosi consigli nei momenti di bisogno.
La mattina seguente dopo un rapido controllo, capiamo il problema e dopo aver trovato una piccola officina dove poter effettuare la riparazione, ci mettiamo al lavoro.
Un magnete si era staccato dalla sua sede, creando il rumore che sentii il giorno prima. Fortuna vuole che fosse rimasto intatto.

Riattacco il tutto e rinforzo per bene con dell’acciaio liquido anche gli altri magneti, pulisco bene e rimonto il tutto. Al momento della prova del nove, siamo agitatissimi. Giro la chiave, premo il tasto di avviamento ed il problema sembra essere scomparso. Schizziamo di gioia!!!
Riproviamo ma sembra davvero tutto a posto e ritorniamo alla guest house dove pochi minuti più tardi una voce familiare ci coglie di sorpresa…Paolo!!
Tornato a Vientiane per riconsegnare il motorino con cui era in giro, ci nota per caso. Che coincidenza.
Gli raccontiamo tutta la pazzessca avventura e ci facciamo consigliare sul proseguimento del viaggio, se andare o meno in Vietnam e in Cambogia.
Non ci stiamo con il budget. Questo scherzetto non ci voleva. In più i soldi che ancora aspettiamo da ormai sei mesi, non ci sono stati ridati, altrimanti non sarebbe un problema.

Con amarezza e dopo un giorno ancora in compagnia del nostro nuovo” amito fotonico” , salutiamo Paolo e ci riavviamo al confine Thailandese, distante pochi km.
Scenderemo a sud velocemente ed entreremo in Malesia per poi valutare il da farsi.

mar
15

Un personaggio Fotonico

(Stefano) La pulizia delle moto dal catrame ci è costata due intere giornate, 10 litri di gasolio e i soldi per aver occupato una postazione di un’autolavaggio per uso personale. Finalmente pulite anche se non perfettamente nei dettagli

Al nostro rientro alla guest house troviamo un bigliettino da parte di un certo Paolo, il quale, dopo aver notato le targhe italiane, ci invita a raggiungerlo, per conoscerci e sapere del nostro viaggio. Quasi cinquantenne ma con la grinta e lo spirito di un ragazzino mai cresciuto, passiamo tutto il pomeriggio e la serata in compagnia di un personaggio davvero fotonico!!
Con l’idea di farsi una vacanza di soli 3 mesi in Australia, Paolo molla tutto e per quasi due anni gira in lungo e in largo la terra rossa in sella alla sua moto, trovando lavoro dove capita. Ci raccconta di come si sia trovato bene e delle sue innumerevoli avventure in solitaria.

Dopo un paio di giorni salutiamo Paolo, con la speranza di poterlo rivedere in Australia e ci dirigiamo verso Phonsavan e la Piana delle Giare. In questa zona, come in molte altre in Laos, sono ancora attive le operazioni di bonifica del terreno per individuare le mine e le bombe americane non detonate della seconda guerra mondiale. Centinaia di persone, ancora oggi, muoiono o restano gravemente ferite.
Visitiamo un vecchio campo di battaglia con trincee e i veri crateri delle bombe sganciate dagli aerei. Restiamo a bocca aperta non appena notiamo la collina davanti a noi.

Delle chiazze enormi senza vegetazione mostravano lo spaventoso effetto che questi ordigni generano. Veniamo a sapere che sono detonazioni reccenti e con vittime. Spesso, ci racccontano, la gente si inoltra nei campi e le esplosioni nel cuore della notte non sono cosa nuova.
Ripartiamo la mattina seguente ed imboccchiamo una “strada” davvero ridotta male. Affrontiamo diversi punti critici, ed alcuni tratti in cui ci inventiamo dal nulla il passaggio.

Spesso dobbiamo fermarci ed aspettare che i grosssi camion, fermi in mezzo alla strada per via dei lavori, vengano riempiti dai sassi che bloccano il passaggio, il tutto sotto un sole cocente!!
Iniziano tratti con grossi guadi e ponti di legno non molto stabili, che con calma e preventiva supervisione oltrepassiamo. Più volte li passo per primo, aiutando Miss in seguito. Dopo l’ennesimo ponticello, risalgo in moto e riparto.
Do gas per uscire dalla sabbia in cui mi sono fermato. Prima, seconda, terza e non appena faccio per ingranare la quarta, succede quello che ogni motociclista-viaggiatore non vorrebbe mai accadesse.
Qualcosa si rompe, questo è sicuro, ed un rumore frastornante, come se tanttisssimi sassi avessero preso a girare e sbattere all’interno del motore, mi sorprende!
Immediatamente scalo in folle, mi fermo e rimango immobile per qualche secondo.
-“Miss, è successo qualcosa di grave alla moto!!!”

mar
09

Laos, quanti guai

(Stefano) Arriviamo nel primo pomeriggio a Chiang Khong, confine tra Thailandia e Laos. Non è altro che un’affollata cittadella colma di turisti provenienti da tutte le parti del mondo, zaino in spalla in attesa dell’ennisimo autobus da prendere per potersi spostare. Noi durante tutti questi mesi ci abbiamo pensato più volte, abbiamo riflettuto se fossimo in grado di poterlo fare anche noi un viaggio del genere…a piedi. Risposta? Assolutamente fuori discussione, l’idea di dover dipendere dai mezzi pubblici ci innervosisce. Non poter decidere in qualsiasi momento di andare dove più ci piace, girare per una via non segnata sulla cartina, fermarsi ogni volta che si vuole, ecc, insomma restare autosufficienti per noi è la prima regola, anche se con molto rispetto per chi intraprende una scelta di viaggio del genere. Soprattutto dopo essere stati in India, dove non è il ritardo a creare problemi ma l’incertezza di arrivare vivi a destinazione.
Cerchiamo di procurarci una cartina ma l’unica che riuscciamo ad ottenere non sembra delle migliori. Troppi pochi dettagli e molto confusa, i colori con lievissime sfumature di colore non sono chiare. Venduta come l’ideale per i motociclisti che possono trovare pane per i loro denti con sentieri completamente off-road, incompleti o addirittura in stato non confermato.Vantaggio a favore quello di non esssere di comune carta ma plastificata, così da restare in perfette condizioni ad ogni clima atmosferico, senza bagnarsi, inumidirsi o frammentarsi in più parti dopo averla piegata milioni di volte per poter leggere dalla borsa serbatoio la parte interessata, come le precedenti.
La mattina seguente facciamo colazione e ci dirigiamo sulla riva del Mekong, che assolutamente bisogna navigare per poter “entrare” nel paese. In questa zona il famoso fiume delinea il confine tra Myanmar, Laos e Thailandia. Portiamo le moto sulla chiatta. Presi a fare qualche foto non ci rendiamo conto che un’enorme camion sta salendo sul lato opposto a quello delle moto creando una forte oscillazione della piattaforma. Fortunatamente ci acccorgiamo in tmpo di quello che sta per accadere. Le moto perdono la stabilità del cavalletto laterale inclinandosi spaventossamente dal lato opposto. Arriviamo in tempo per acchiapparle prima che finiscano a terra e con uno sforzo mostuoso riusciamo ad evitare il peggio… se non fossimo arrivati in tempo non solo sarebbero cadute ma avremmo dovuto ripescarle dal fiume!
L’avventura in Laos stava per iniziare.
Sbrigando le procedure burocratiche laotiane conosciamo Mica e Tobias, due ragazzi partiti dalla Germania in sella alle proprie biciclette. La loro particolarità? Tobias trasporta oltre al suo carico standard, un carrellino con una canoa, con cui hanno intenzione di scendere il Mekong fino alla Cambogia. Assolutamente avventurosi. Subito la lora idea ci ricorda il nostro amico Mauro Vanoli conosciuto a Pokhara, un mese fa. Anche lui in una delle sue stravaganti avventure fece una cosa del genere, ma tutto da solo. Dopo esserci raccontati le solite cose, ci salutiamo con l’idea di rincontrarci lungo la strada.

Ripartiamo con l’idea di costeggiare il Mekong verso nord lungo una delle strade non ben segnalate dalla nostra cartina. Dopo appena 60 km la strada s’interrompe. Al suo posto un sentiero di terra e sabbia rossastra si presenta minaccioso ed insidioso. Prima d’inoltrarci facciamo scorta delle uniche provviste che troviamo, latte, biscotti e acqua in abbondanza, i successivi 100 km non sembrano per niente abitati. Passano pochi km e la strada sembra impraticabile, le ruote anche se nuove e con un buon tassello non riescono ad avanzare e prima di ficcarcci in qualche situazione poco piacevole decidiamo di tornare indietro. Rincontriamo Mica e Tobias e gli spieghiamo delle brutte condizioni della strada, nonché l’unica fattibile in quella direzione. Li salutiamo nuovamente un po’ preoccupati per come faranno con le bici. Ormai sera ci fermiamo al villaggio dove eravamo sbarcati poche ore prima.
La mattina seguente presi da un forte senso di stupidità sorteggiamo se tentarre o meno l’ingresso in Cina, consapevoli delle svariate difficoltà per l’ottenimento del visto ed il costo esagerato. Imbocchiamo la strada di grossa percorrenza che in un paio d’ore ci porta al fatidico bivio dal quale con soli 18 km potremmo tentare un colpo gobbo. Non abbiamo nesssuna informazione su questo confine ma decidiamo di provarci. Come non detto, un’ora più tardi e dopo aver capito che le procedure richiederebbero due mesi, torniamo al bivio dal quale eravamo venuti e riprendiamo la strada principale.
In Thailandia ed anche in Laos nei campi avevamo notato tanti baldacchini di legno e paglia dove probabilmente i contadini stanchi e cotti dal pesante sole, potevano riposarsi. Al calare del sole abbiamo un’idea brillante. Perché non mettere la tenda in una di queste. Chiediamo il permesso ad un signore che abitava li vicino e senza problemi ci fa capire che non è asssolutamentee un problema, oltretutto sono equipaggiate di luce e doppia presa elettrica dove poter ricaricare i nostri interphone con il quale chiacchieriamo tutto il giorno e la macchiana fotografica, sempre scarica a fine gionrata.

Dormiamo benissimo e la mattina dopo ripartiamo inconsapevoli che sarebbe stata una di quelle giornate no!!
Dal nostro arrivo inThailandia abbiamo ripreso a consumare pasti decenti, tranne alcune situazioni in cui ci siamo trovati davvero sperduti nel nulla e con qualche briooches di cartone come cena. In Laos, il principale piatto presente dalla colazione fino alla cena sono i noodle serviti con diverse salse ma ugualmente con lo stesso sapore non sapore. Verso l’ora di pranzo e dopo 40 km su di una strada davvero pessima, divertente fino al decimo km, decidiamo di pranzare e di evitare le ore di punta. Nell’unico paesino presente lungo la strada per Luang Prabang, consumiamo una squisita zuppa, esclusivamente a base di noodles ed una strana carne, che mai avevo provato col mio mestiere. Non capiamo bene cosa ci sia dentro e lasciamo all’imaginazione il compito di saziarci.
Ripartiamo ma non facciamo a tempo a girare la prima curva che il mio sguardo si ferma su una scimmia morta appesa a testa in giù e con la testa in un sacchetto di plastica. L’immaginazione che avevo lasciato fantasticare su quella zuppetta così deliziosa riceve uno schiaffo violento e si blocca.

Noto inoltre delle zempe nere fuoriuscire da un catino rosso, ma non capisco bene di cosa si trattino.
Faccio notare a Miss quella povera bestia ma non realizza quello che stavo pensando io. Una bambina dal banco mi guarda e vedendomi fermo per qualche strano motivo chiama la madre. L’arrivo della donna che mi indica un prezzo su di un foglio, conferma ciò che stavo pensando. La scimmia era in vendita, come da noi un pezzo di maiale o di pollo.
Capiamo che in questa zona, mangiano le scimmie e senza dire una parola cerchiamo di non pensare a cosa potevamo aver mangiato di diverso in quella zuppetta poco prima.
Sapevamo che in Cina ed anche in alcune altre parti del sud-est dell’Asia, cani, gatti e topi venivano allevati e mangiati con normalità. Esatto come il “topo-burger” che Stallone mangio’ nel film “Demolition Man”. Ma questa non l’avevo mai vista.
Ma la giornata è solo a metà e ci nasconde altri nuovio ostacoli. Finalmente dopo oltre 130 km torna un’asfalto decente ma inizia a piovere con gocce grosse come ciliege. Non troviamo niente per ripararci ma ci fermiamo insieme a dei bambini che nudi giocavano in mezzo alla strada.

Non appena si attenua ripartiamo. Siamo coperti ormai di uno strato di fango fino dentro il casco, la terra di tutta la mattina e l’acqua avevano creato un bel pastone.
Ed ecco che l’asfalto torna perfetto sotto le nostre gomme e la strada si distende lungo un bellissimo scenario di vegetazione e villaggetti. Presi dalla scorrevolezza e dall’inesistenza di altri veicoli lungo la strada manteniamo una velocità costante ma non elevata e ci godiamo il paesaggio. Troppo!
Improvvisamente il colore dell’asfalto cambia da grigio a nero scuro. Ormai troppo tardi per evitare il danno ci ritroviamo su di un’asfato fresco e viscosissimo, dato dalla pioggia precedente!!
NOOOOOOOOOOOOOOOOO!!! Rallentiamo immediatamente senza strattonare le moto. Rischiamo di cadere per più volte.Procediamo a passo duomo consapevoli del danno che verifichemo poco più tardi. Eravamo letteralmente pieni di schizzate di catrame su tutti i vestiti, anche nei punti più impensabili. Ma non appena volgiamo l’attenzione alle moto ci mettiamo le mani nei capelli. Completamente ricoperte. Le ruote, le pastigli dei freni, tutto il radiatore ed il motore pieni di uno strato colante ed appiccicoso di catrame fresco!
Ricopriva tutto il fanale della moto ed il cupolino senza parlare della catena e delle gomme nuove!!

Un disatro, ma non potendo fare nulla ci rimettiamo in strada per raggiungere Luang Prabang.
Pochi km dopo, ricevo un altro duro colpo, nel vero senso letterario. Nell’attraversare un tratto sassoso, incrocio l’unica jeep di tutta la giornata che sfrecciando a tutta velocita alza non solo un’enorme nuvola di polvere che mi impedisce di vedere, ma spara un sasso grosso come la mia mano come un proiettile che mi becca in pieno sulla clavicola sinistra. Un colpo violentissimo che mi toglie il fiato e mi costringe ad affiancare e stendermi per terra dal dolore. Mezz’ora più tardi e con la speranza che questa giornata da dimenticare sia finita, ancora una volta ci rimettiamo in strada e percorriamo gli ultimi 30 km fino alla citta, dove rincontriamo gli americani che avevamo lasciato a Bangkok .
Ci concediamo un letto ed una doccia calda nella guest house più economica della città.

Guarda i video:

Percorrendoindue in due: Passaggio in Laos
Kawasaki KLE 500 world tour
Percorrendo in due: Una giornata da dimenticare
Colazione con i matti!
Due Kawasaki KLE in Cina

mar
04

15000 curve in Thailandia

(Stefano) Wow….che caldo, finalmente!!! Solo in televisione avevo visto Bangkok, ed ora eccoci qua!
La parte difficile del viaggio è ormai passata. L’arrivo all’aeroporto ci conferma che siamo tornati alla normalità. Carta per le mani, sapone e la tanto amata cartaigienica nei bagni è ovunque, in abbondante quantità. Possiamo smettere di rubarla alle guast house. Tutto ci sembra fuori dalla normalità, ma realizziamo che eravamo noi quelli fuori.
Ci facciamo portare in centro e troviamo una guest house a poco prezzo, chiaramente una bettola, ma è quello che possiamo permetterci. L’umidità è a livelli impressionanti, in men che non si dica il cielo si fa nero ed inizia a piovere. Un’acquazzone tremendo ci costringe a ripararci per più di un’ora sotto una tettoia, con l’acqua che allaga completamente la città.

Ci mettiamo in tenuta da spiaggia ed usciamo per cena e per dare un’occhiata veloce. Non facciamo a tempo a svoltare nella via più conosciuta di Bongkok, Khaosan Road e ci ritroviamo in mezzo a centinaia di turisti che si accalcano alle tantissime bancarelle che vendono qualsiasi tipo di cibo, come cavallette, vermi, scarafaggi, scorpioni e larvoni fritti….BLAAAAHHHHHHHHH CHE SCHIFO!!!!, anche se dicono siano molto nutienti. Troppo turistica ma ugualmente contenti di esser tornati nella civiltà.
Passiamo i successivi due giorni a decidere sul da farsi. Le possibilità sono molte ma per tutte il fattore comune a cui tenere conto è il budget del viaggio. Il prestito che facemmo mesi fa, non si è ancora risolto ed i soldi non ci sono mai stati ridati. Siamo alle strette, pianificare dove andare diventa necessario per non rischiare di sprecare soldi “inutilmente”. Non vogliamo dirigerci subito a sud verso l’Australia.
Dopo due giorni ritiriamo le moto in aereoporto assieme agli americani incontrati a Kathmandu, effettuiamo qualche controllo e con un sole cocente ci dirigiamo a nord-ovest verso le montagne thailandesi a confne con il Myanmar. La cartina che abbiamo trovato non è delle migliori e spesso imprecisa, facendoci sbagliare spesso direzione e sprecando km . Ci inoltriamo in una vegetazione fittissima. Questa parte della Thailandia e famosa per le numerose cascate naturali ed il paesaggio selvaggio. Notiamo immediatamente che la gente non è molto interessata alle nostre moto, anzi è molto indifferente. Un bene per noi, dopo mesi di assiduo controllo anche nei momenti di break per bere un caffè, è solo una rassicurazione. Le strade sono buone e permettono un panorama molto realistico della gente e dei piccoli villaggi che incontriamo sulla strada. Sempre col sorriso sul volto questa gente sembra davvero in pace col mondo.
Campeggiamo senza problemi per giorni, persi tra i bellissimi parchi nazionali e le boscaglie verdissime. Impariamo inoltre a chiedere ospitalità ai templi buddisti, usufruendo gratuitamente di giardini enormi dove poter piazzare la tenda, doccia e bagno. Una vera comodità!

Dopo circa una settimana decidiamo di giocare fino in fondo questa seconda tappa, raggiungendo il punto più a nord della Thailandia per poi entrare in Laos.
Imbocchiamo allora una strada secondaria, meno battuta, evitando la grossa autostrada principale. Ma come spesso capita, seguire strade non ben segnate sulla cartina porta qualche conseguenza. Percorriamo quella che per ogni motociclista si rivelerebbe la miglior strada della loro vita. Per cinque giorni consecutivi affrontiamo oltre 15000 curve, tra sali e scendi mozzafiato, completamente sperduti nel nulla, senza mai incontrare anima viva se non qualche fattoria e con il grosso problema del cibo. Senza possibilità di comprare niente per centinaia di km, spesso le nostre cene si riducono a latte di soia e merendine. Una strada massacrante oltre che molto impegnativa mentalmente. Ogni paio d’ore siamo costretti a fermarci per non rincoglionirci dal susseguirsi ininterrotto delle curve. Pareva di essere all’interno di un videogioco e di essere pilotati da un ragazzino sclerotico.
Una mattina, poco dopo essereci messi in moto, ci imbattiamo in un villaggio davvero singolare. Nei pressi di Mae Hong Son, questo villaggio era abitato dalle donne Kayan, meglio conosciute come donne “giraffa”.

Le avevamo viste solo in televisione. Incredibile. Nel 1990 a causa di un conflitto con il regime militare birmano molte tribù si sono rifugiate in Thailandia, e da allora vivono con uno status legale incerto in villaggi di confine col loro di origine. Quello stessso giorno raggiungiamo Pai, dove ci fermiamo per qualche giorno. Conosciamo Marco, proprietario da poco tempo di un posticino davvero molto carino, chiamato The Witching Well nel cuore di questa singolare cittadina dell’amore e dell’armonia. La sua curiosità nella nostra avventura e la sua simpatia ci colpisce subito. La sua ospitalità ci regala qualche pasto classico italiano che ci mancava tanto. Facciamo inoltre amicia con una simpaticissima coppia di viaggiatori, Luciano ed Eugenio. Due pensionati che sembrano essere marito e moglie, burloni e complici come Cocchi e Renato a spasso per i paesi asiatici per pura passione. I loro consigli ci aiutano a tracciare una direzione più chiara di dove dirigerci nelle prossime settimane.

Una mattina facendo colazione, decisi a cembiare le gomme delle moto troviamo la vantaggiosa offerta di due locali. Ci offrono di pagarci il lavoro dal meccanico, evitandoci di farlo da soli, in cambio delle nostre vecchia gomme. Senza pensarci accettiamo ed in men che non si dica effettuiamo il lavoro. Gommati e pronti a ripartire salutiamo i nostri nuovi amici e ci dirigiamo al confine con il Laos, pronti ad affontare il Mekong e le sue strade sterrate.

Guarda i video:
Percorrendo in due ringrazia
Risultato scontro
Percorrendo in due:Risveglio nella giungla
Percorrendo in due: Una buffa cena thailandese
Percorrendo in due: Confine Myanmar Thailandia PARTE 1/3
Percorrendo in due: Confine Myanmar Thailandia PARTE 2/3
Percorrendo in due: Confine Myanmar Thailandia PARTE 3/3
Percorrendo in due: Golden Triangle
Percorrendo in due: Una giornata ordinaria
Percorrendo in due: Ultima notte in Thailandia

feb
24

LA MIMOSA ROSSA DI APEIRON

Abbiamo deciso li lanciare questo nuovo apello agli amici di Percorrendo in due, in occasione dell’8 Marzo…Festa della Donna!
E’ un messaggio che viene rivolto in modo particolare alle donne, ma sono sicura che anche gli uomini si sentiranno chiamati in causa ed avranno voglia di sostenerci.
Come tutti voi sapete, abbaimo trascorso più di un mese in Nepal, dove ci siamo anche sposati ed abbiamo passato momenti meravigliosi.
Questa campagna di sostegno è soprattutto per ringraziare il Nepal di tutto ciò che ha saputo regalarci, sperando di contribuire almeno in parte allo sviluppo consapevole di questo piccolo paese.
Il progetto porta il nome “Mimosa Rossa” perchè le donne nepalesi quando sono in festa indossano un sari rosso: di seta raffinata o di rozza tela, ma tutte lo indossano.
Le strade di Kathmandu fioriscono meravigliosamente di questo colore e, per un giorno, la donna è orgogliosa di essere donna. Un fiore.

Essere donna in Nepal, è in realtà una grande sfida.
Sebbene la situazione sia sconosciuta ai più, le donne nepalesi sono in realtà fortemente discriminate e vittime di violenze che rimangono molto spesso impunite. Il riscatto sociale e l’indipendenza economica sono un sogno: un sogno che veste di rosso, il colore della festa. Da anni Apeiron accompagna le donne nepalesi dal grigio di una vita di soprusi e vessazioni al rosso della festa.

Il nostro personale invito è quello di non regalare la solita mimosa, ma di regalare con noi la Mimosa Rossa!
Come fare?
Abbiamo pensato che le donne italiane normalmente si riuniscono per celebrare questo giorno speciale divertendosi, magari ritrovandosi per una pizza o per una festa.
Ci piacerebbe che ognuna di voi indossasse simbolicamente qualcosa di rosso. Potreste farci pervenire delle belle fotografie che verranno poi stampate ed appese ad una parete di CASANepal, la struttura protetta che Apeiron Onlus gestisce a Kathmandu dal 2007.
CASANepal ogni anno ospita donne vittime di violenza e discriminazione con l’obiettivo di insegnare loro un mestiere e renderle indipendenti economicamente, accompagnadole lunga la difficile strada che porta all’emancipazione.
Le vostre foto saranno un’immagine positiva agli occhi delle donne che ogni mattina le vedranno… i vostri sorrisi, la vostra voglia di vivere, aiutera’ anche loro a ritrovare la gioia di vivere!
CASANepal ha bisogno di contributi economici per svolgere il lavoro necessario, quindi sarebbe ideale raccogliere una cifra minima per ognuna di voi.
Il costo annuale per “adottare una donna” è di 350 euro, che possono sembrare molti, ma se ognuna di voi mettesse solo 2 euro potremmo raggiungere in meno di un’attimo la cifra necessaria.
Abbiamo visto con i nostri occhi la situazione delle donne in questo paese, e possiamo dire che ognuna di voi è nata nella parte del mondo fortunata, ha diritto alla parola, può studiare, può scegliere che professione svolgere e può decidere chi amare liberamente…
Quindi il nostro invito è questo: andate a festeggiare tutte insieme questo giorno speciale, al momento del caffè mettete al centro del tavolo una tazzina, un piatto o ciò che preferite, metteteci una piccola donazione, scattate una bella foto e mandatecela! Sarà un piccolo gesto ma di grande aiuto!
Apeiron, avrà inoltre il piacere di inviarvi gratuitamente una cartolina virtuale personalizzata proprio per la celebrazione dell’8 marzo:

SE DESIDERI RICEVERLA O FARLA PERVENIRE AD UN’AMICA MANDA SUBITO UNA MAIL AL SEGUENTE INDIRIZZO: apeiron@apeiron-aid.org
RICORDANDOTI DI SPECIFICARE IL TUO MESSAGGIO PERSONALIZZATO E L’INDIRIZZO DEL DESTINATARIO!

Forza DONNE ITALIANE, percorrete con noi in questo viaggio di solidarietà senza confini!

Potrete effettuare i versamenti con Pay Pal direttamente cliccando sul pulsante che trovate nella home page sulla colonna di destra, oppure versare direttamente sul nostro conto della Posta pay intestato a :
STEFANO PINGUE
N°CARTA: 4023 6005 9516 9782
Se vi va mandateci una mail per avvisarci della vostra donazione.
GRAZIE!

feb
11

Red Wedding

(Stefano e Annamaria) Ci svegliamo di buon’ora, e fa’ decisamente troppo freddo per metterci i vestiti del matrimonio… Ci guardiamo e ci chiediamo: “Che si fa’ quindi?”
Nulla! La cerimonia avverrà all’aperto e noi rischieremo di morire congelati!
Decidiamo di aspettere ad indossare gli abiti, sappiamo che al Pashupatinath Temple ci è stata riservata una stanza (chiaramente senza riscaldamento) per consentirci di prepararci a dovere!

Saliamo su taxi e raggiungiamo il tempio… Per chi non lo sapesse a Pashupatinath avvengono ininterrottamente i riti di cremazione induista, ai quali tutti possono assistere, è un luogo considerato estremamente sacro, ragione per la quale i fedeli esprimono il desiderio che i loro corpi vengano bruciati qui e che le ceneri siano poi sparse nel fiume Bagmati che confluisce nel Gange in India.
La prima volta che si assiste ad un rito crematorio (come lo è stato per Ciro e Donatella) si ha una strana sensazione, un misto tra tristezza, dispiacere e misticismo che non possono lasciare indifferenti.
Il silenzio surreale di questo luogo e l’odore nell’aria non possono non suscitare un’emozione, bella o brutta che sia, e non si può non percepire la sacralità di questo sito.
Vi chiederete, perchè avete deciso di celebrare il vostro matrimonio proprio lì?
Perchè sappiamo che è il luogo considerato più sacro di tutti dagli Induisti, ed anche se noi non lo siamo crediamo comunque nell’energia che un posto può trattenere … se le persone scelgono di lasciare le loro ultime spoglie in questo tempio deve pur esserci un motivo, no?
La seconda ragione è che il Nepal è considerato il tetto del mondo, per via delle più alte vette presenti sul pianeta, nonchè ritenuto il posto dal quale provengono tutte le energie della terra, e ci sembravano motivazioni sufficienti per scambiarci qui una promessa così importante.
Terminati i preparativi il “prete” decide che si è fatto il momento di cominciare la cerimonia che si svolge nell’arco di due ore in un susseguirsi di scambi di doni, impiastricciate sul volto con polverine di colori vari, strani rituali fatti con frutti, incensi ripetizioni di mantra.

Nonostante non abbiamo capito nemmeno la minima parola di quello che il “prete” ha detto, abbiamo la reale sensazione di essere sposati, e tra un passante e l’altro che viene a farci le felicitazioni, ci guardiamo compiaciuti e contenti per il fatto che tutto sia andato come lo avevamo immaginato.
Il freddo persiste nonostante il sole sia alto e splendente, decidiamo di andare alla guest house per fare qualche foto anche con le “ragazze” e, anche se a malincuore, metterci addosso qualcosa di più pesante e andare finalmente a cena con Ciro e Donatella.

Vi starete immaginando che la cena debba essere stata qualcosa di veramente speciale… Già… Spaghetti alla bolognese ed un bella birra ghiacciata nel miglior ristorante italiano di Kathmandu! Grandioso!

feb
02

Salami, saluti e preparativi!

(Stefano ed Annamaria) Imbocchiamo la strada principale che ci condurrà fino a Kathmandu, dove ad aspettarci ci saranno Ciro e Donatella (i genitori di Annamaria), che non vediamo da più di sette mesi e saranno le prime persone care che rivedremo dopo tanto tempo.
Decidiamo di passare da Pokara, una cittadina ai piedi dell’Himalaya cresciuta sulle rive di un lago, che si rivela davvero troppo turistica per i nostri gusti, ma che ci ha riservato un’incontro speciale.
Mentre stavamo girovagando per il paese, veniamo letteralmente placcati da Mauro che al primo acchito sembra proprio il classico turistello solo che è in cerca di compagnia, ma pochi minuti dopo abbiamo capito di aver letteralmente sbagiato il colpo.
Mauro Vanoli, selvatiko per natura, è un’amante della biciletta da sempre e ha compiuto imprese degne di nota, non solo per la preparazione atletica con le quali le ha affrontate ma soprattutto per il suo modo davvero unico di raccontarle poi.

Passiamo qualche giorno in sua compagnia promettendoci di rivederci per una cena nella capitale con i nostri parenti la settimana successiva e noi nel frattempo ci dirigiamo a Kathmandu dove abbiamo giusto qualche giorno di tempo per organizzare una grandissima sorpresa per Ciro e Donatella… il nostro matrimonio!
Dopo lunghe considerazioni decidiamo che la cerimonia avverà a Pashupatinath, uno dei più importanti tempi Indiusti al mondo, anche se non è concesso celebrare matrimoni all’interno e quindi ci viene assegnato uno spazio nel cortile.
Non abbiamo la minima idea di come si svolga un matrimonio indiusta, quindi attraverso l’aiuto di qualche nuove amico, ci viene stilata una lista infinita di oggetti da comprare per il rituale tra i quali: un casco di banane, un pettine, uno specchio, dei teli colorati, strane collane fatte con fili d’erba, bracciali ed ornamenti vari!
Ci aggiriamo goffamente tra le vie di Kathmandu per più di due giorni, dopo aver preso la decisione che vestiremo gli abiti tradizionali che consistono in un Saree rosso per Annamaria ed un’abito simile a quello di arlecchino per Stefano, ma non avevamo tenuto in considerazione che i Nepalesi sono mediamente molto più bassi e minuti di noi, quindi è praticamente impossibile trovare i vestiti della nostra taglia!
Questa non ci voleva, ma non demordiamo… troviamo la persona giusta che ci garantisce di prepararci i vestiti in meno di 24 ore!
Nel frattempo andiamo a prendere Ciro e Donatella in aeroporto, e dopo tre ore di lunga attesa causa ritardi li vediamo finalmente comparire sulla porta… che emozione!
Non abbiamo potuto trattenere le lacrime nel momento in cui li abbiamo riabbracciati dopo tanti mesi, facendoci sentire a casa.
Il tempo di fare qualche chiacchiera e ci catapultiamo sul “taxi” che ci porta alla guest house, dove durante il tragitto abbiamo il tempo di dirgli giusto due “cosine”: il paese è colpito da black out generale per circa 18 ore al giorno, non c’è il riscaldamento e di notte ci sono solo pochi gradi, ma loro non sembrano minimamente toccati e sembrano preparati ad affrontare qualsiasi situazione, anche la guerra!

Andiamo a cena con Mauro e dopo averlo salutato decidiamo di farci un bel giro a piedi. Kathmandu ci regala una passeggiata bellissima, al buio più totale, senza la traccia di anima viva attraverso la meravigliosa Durban Square, dove i templi si susseguono uno all’altro creando un’atmosfera surreale e si intravedono solo qua e la le luci fioche delle candele dai vetri delle case.
Torniamo in albergo e sappiamo che ci sono grandi sorpese per noi, quindi come due bambini che apettano la mattina di Natale, apriamo impazienti i pacchi che ci hanno portato dall’Italia, dove troviamo il salame che ci ha mandato Francesca (GRAZIE), altri tipi di salumi, l’estathe, gli abbracci e tantissima altra roba da mangiare!!!

Facciamo un’abbondante scorpacciata e,pronti per andare a nanna, gaurdiamo Ciro e Donatella e gli chiediamo:
“Cosa avete in programma per domani? Perchè se non avete nulla da fare siete invitati al nostro matrimonio!”

gen
31

“House, House!”

(Stefano ed Annamaria) Decidiamo di varcare il confine terrestre con il Nepal entrando da Bambasa, inaugurando il nuovo anno in una terra a noi sconosciuta.
Il Nepal… un paese sul quale abbiamo sempre e solo fantasticato… IL TETTO DEL MONDO!!!

Solo a pensarci ci vengono i brividi… la catena dell Himalaya, oltre le quali c’è la Cina e le vette piu alte del pianeta, limiti oltre ai quali nessun’uomo può arrivare con le proprie forze.
Varchiamo il confine senza problemi, ed improvvisamente, dopo tre mesi trascorsi nel caos indiano, tutto si fa silenzioso, non ci sono macchine, non ci sono motorini… solo bicilette, passanti ed animali al pascolo.

Non abbiamo potuto trattenere un briciolo di commozione, non potevamo credere che siamo arrivati con le nostre moto fino a qui… impazienti di vedere quante più cose possibili in questa terra sconosiuta.
E’ pomeriggio tardo, quindi troviamo una sitemazione per la notte, e la mattina dopo carichi di entusiasmo ci mettiamo in strada… guidiamo decine di chilometri senza incontrare nemmeno un’automobile, solo bambini che a piedi stanno andando a scuola e ci salutano allegramente sorridendo increduli al passaggio delle nostre moto. Attraversiamo foreste costellate da piccoli villaggi che si snodano lungo i 200 km dell’unica strada che collega il confine indiano verso le diramazioni che ci porteranno poi a Kathmandu nei giorni successivi.
Trascorriamo la giornata senza quasi nemmeno parlaci, lasciandoci catturare dal paesaggio e rilassandoci alla guida… cala il sole e ci fermiamo in uno dei piccoli centri abitati, dove le persone si dimostrano da subito molto ospitali.

Decidiamo di cogliere la palla al balzo chiedendo se possiamo piazzare la tenda da qualche parte e qualcuno non esita ad accompagnarmi alla vicina stazione di polizia.
Con qualche parola d’inglese cerchiamo di spiegare al poliziotto che vorremmo trovare un posto per la notte e lui con un’immenso sorriso mi dice che ci possiamo mettere dove meglio crediamo nel giardino del commissariato così nessuno potrà darci problemi. Grandioso!!!
La cosa divertente è che loro non avevano la minima idea che tutta l’attrezzatura del campeggio sarebbe uscita dalle borse caricate sulle nostre moto quindi rimangono impalati ad aspettare la nostra mossa successiva!
Continuavano ad insistere sul fatto che dormendo all’aperto saremmo morti congelati e quindi a gesti cerco di fargli capire che abbiamo tenda, materassi, sacchi a pelo e tutto il necessario. In meno di un minuto si è radunata una piccola folla che ripeteva ai passanti “House, house!”, non avevano mai visto una tenda prima d’ora e ridevano come dei pazzi mentre la vedevano prendere forma… Ma la cosa che più li ha sconcertati sono stati i cuscini gonfiabili, li hanno toccati uno ad uno perchè non credevano ai loro occhi!

Cosi tra una risata e l’altra abbiamo trascorso la serata con queste persone, scaldandoci al calore del fuoco e divertendoli con “gli oggetti misteriosi” che portiamo con noi, mostrandogli il coltellino svizzero e tutte le varie attrezzature da campeggio, che si sono passati di mano in mano rigirandoli per capirne l’utilizzo.
facciamo presto a capire che in nepal ci sono grossi problemi di elettricità, nei villaggio è quasi inesistente, di conseguenza non sanno cosa siano l’acqua calda ed il sistema di riscaldamento.
Vi chiederete… “Come fanno?”
Semplice! La luce si fa con le candele, ci si lava al mattino presto nei fiumi o alle cascate e ci si scalda con il fuoco. Benvenuti in Nepal!

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